Notiziario Parrocchia SS. Annunziata Informazioni a cura di Don Antonio
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Le Feste di San Michele a Sala Consilina
LE FESTE
(a cura della Scuola Media di Sala Consilina)TRE MAGGIO

Un tempo, quando la strada che conduceva al Santuario di San Michele non era asfaltata e le intemperie la rendevano poco praticabile, era necessario, prima che si recasse sul monte il simulacro del Santo, andare a ripulire le "bbote" ( tornanti ).
Ciò avveniva il tre di maggio, "la Cruci".La sera precedente un uomo ( forse il sagrestano della SS. Annunziata ) percorreva le strade della cittadina suonando un campanello ed avvertiva coloro che avrebbero dovuto attendere all "ripulitura" di riunirsi, l’indomani mattina, dinanzi alla chiesa con gli arnesi di lavoro. Ad ogni crocevia, l’uomo era solito ripetere una preghiera che in versione italiana recita:
O Michele, a Dio fedele, fallo per pietà: salva i tuoi devoti e questa tua città!
Il mattino seguente, di buon ora, dopo aver ricevuto la benedizione in chiesa, i volenterosi si avviavano verso il monte, preceduti dai portatori della Croce con i segni della passione ed alcuni zampognari. La pulizia delle "bbote cominciava dopo la cappella della Madonna di Loreto. Lungo il percorso, la cosiddetta "vota longa, contrassegnata da una croce di ferro, s’intravedeva una valletta, chiamata "Uorto di San Michele", perch lì i contadini avevano piantato degli ortaggi affidati alle "cure di San Michele.Giunti sul monte, si assisteva alla santa messa.
Gli uomini, quindi, consumavano la colazione, preparata la sera precedente dalle loro donne, e bevevano l’immancabile vino. Nel pomeriggio ridiscendevano e si preoccupavano di tagliare i rami sporgenti degli alberi o sradicavano qualche pianticella che potesse intralciare il futuro passaggio della processione.
Così è descritto il loro arrivo in paese da chi ne ha conservato emozionante ricordo:"Allegri e un po’ alticci, percorrevano cantando il paese con la testa del corteo ingabbiata in pali di legno tenuti orizzontalmente, per evitare sbandamenti. Noi, dalla terrazza assistevamo all’immancabile momento cruciale, fonte di gran divertimento ed ilarità, non per loro. Infatti la strada, con acciottolato ed in discesa, che veniva verso il portale della nostra casa, da angusta, si allagava improvvisamente e la colonna di uomini urlanti, dapprima compressa, perdeva la tenuta ed il controllo con conseguenti rovinosi ruzzoloni, tra bestemmie ed epiteti irripetibili (A.Vesci, Pietra Rossa).
Il "boschetto semovente giungeva infine all’Annunziata dove i tronchi venivano battuti ripetutamente sul pavimento, mentre i portatori inneggiavano a San Michele e venivano di nuovo benedetti col Sacramento.
Dopo il rifacimento del pavimento, questa tradizione è stata abolita negli anni ’50.


OTTO MAGGIO

E’ il giorno in cui la statua di San Michele viene portata in processione sul monte Balzata, perch vi sosti fino al 29 settembre.
Il simulacro, vestito degli ori, a Lui donati per voto, e con in mano la bilancia d’oro (San Michele è pesatore di anime) esce dalla "dimora invernale, ( chiesa della SS.Annunziata), sostenuto a spalla. Si forma un corteo preceduto dalla portatrice del "cinto, costruzione di candele di forma ovale variamente ornata, il bambino-angelo dell’anno precedente, le confraternite, in particolare quella di San Michele (con camice bianco, mozzetta gialla, cappuccio bianco sulle spalle e fascia trasversale verde con lo stemma del santo e la scritta Quis ut Deus? In oro) e degli zampognari. La processione, accompagnata dalla banda musicale, autorità e fedeli, si dirige verso salita Guerrazzi, percorre Via Grammatico, via Fratelli Bandiera e raggiunge la chiesa di San Pietro Apostolo, nella quale viene celebrata la Santa Messa. Dopo aver percorso Via Roma e via G. Camera, sosta presso l’edicola di "San Michelicchio".
Qui l’angelo recita in vernacolo queste invocazioni:
Salve, o glorioso Arcangelo ti offriamo l’incenso eletto
Ed insieme al nostro petto s’alza una prece a te:una prece di fervidi e avvolta d’amore immenso,
che rassomiglia all’incenso, e vola al Re dei re.
A te, fervido Arcangelo, proteggi di valore,
ti offriamo un vago fiore che manda olezzo al ciel.
Tu, fior dei Cori angelici, accetta il dono ancora,e da quell’alta dimora qui fanno le stelle un vel.
A te, possente Arcangelo, nemico d’ogni inganno,
al primo odioso danno, col vittorioso pie’.Ti offriamo ardente un cereo, simbolo del tuo coraggio,
se tu a noi mandi un raggio dalla celeste fe’.
Proteggi questo popolo, che prostrato ti implora;proteggi quelli ancora che in terra straniera sono.
E dai lontani e dai prossimi ti sovvenga il pensiero.Odi, o Santo Guerriero, della nostra prece il sòn.
Odi, o Santo Guerriero, della nostra prece il sòn.( da "A l’us’ andicu di A.Tortorella ).

Comincia quindi l’ascesa al monte.Durante la sosta presso la cappellina della Mdonna di Loreto, l’angelo rivolge di nuovo l’invocazione a San Michele; seguono i fuochi pirotecnici.
Si procede verso il Calvario, dove si recita la supplica alla Madonna del Rosario di Pompei ed il sacerdote pronuncia un’omelia. La statua viene fatta girare, poi, per tre volte intorno all’ "appoggio (una volta un sostegno mobile per appoggiarvi il Santo, ora una base fissa in muratura).La processione, infine, composta solo dalla portatrice del "cinto, dai "fratieddi e dai devoti che intendono raggiungere il Santuario, prosegue verso la vetta del monte.
La statua, raggiunta la sua "dimora estiva, viene spogliata degli ori, che, rinchiusi in una cassa, sono portati al sicuro: essa rimarrà per nove giorni presso l’altare maggiore, per poi essere custodita nell’apposita grande "caggia" (scarabattolo),situata sotto l’arco che dà alla navatella di sinistra.














DIACIASSETTE MAGGIO

Dal nove maggio comincia sul Santuario una novena in onore dell’Arcangelo. Essa si conclude il 17: questa data ricorda la resudazione del Santo avvenuta nel 1715. Ancora oggi, al mattino del 17 maggio, parte dalla chiesa della SS.Annunziata il "cinto sul quale è appoggiato a matassa il "cerino: seguono i "fratieddi con lo stendardo, i suonatori di zampogne, che si dirigono verso il Santuario.
Sul monte si celebra la messa.Vengono aperte le tre porte della chiesa (lato Sala, lato Marsico, lato Padula), per rendere possibile al "cinto di girare per tre volte intorno al "cappellino ( parte originaria del Santuario ed ora abside dello stesso, dove è situato l’affresco da cui scaturì il prodigioso umore).
Si prega e si canta mentre si procede alla rimozione del "cerino", (lungo 45 metri) che dell’anno precedente avvolge in tre giri (15 metri per ogni giro) la parte esterna del "cappellino, per sostituirlo con quello nuovo. Il "cerino è tagliato in tanti pezzetti che si distribuiscono ai devoti perch li accendano in occasione di pericolose tempeste o altre calamità.
Secondo la tradizione orale, il "cerino anticamente veniva preparato, sciogliendo in una capace pentola la cera delle candele votive, ove s’immergeva uno spago-stoppino, che, una volta impregnatosi, era disposto intorno a tre banchi preparati nel piazzale del Santuario, e si attendeva che asciugasse.









QUATTRO LUGLIO

Questa data ricorda la seconda apparizione dell’Arcangelo al pastorello e la rinnovata richiesta di costruire un tempio sul monte Balzata. Per conservare memoria, sul Santuario si celebra una Santa Messa.
Un tempo, prevalendo nella nostro territorio una civiltà contadina, molto più attenta ai cicli stagionali e dipendente dalle variazioni climatiche, il legame con il Patrono era fortemente sentito ed il culto per lui era costantemente alimentato con manifestazioni particolari: il quattro luglio, il "cinto ascendeva al monte ornato di spighe di grano ed ogni famiglia, pur essendo impegnata nei lavori di mietitura, doveva inviare un suo rappresentante ad impetrare la protezione di San Michele.













VENTOTTO SETTEMBRE

Nella serata del 28 settembre, nell’atrio di palazzo Vairo- Pappafico, gli organizzatori dei festeggiamenti in onore di San Michele preparano la "barca che è di colore celeste con una vela bianca ed un piccolo albero maestro. Uno di essi è addetto alla vestizione dell’angelo. Che indossa una maglia bianca a maniche corte e un pantaloncino bianco, una tunica celeste, una corazza dorata, un mantello rosso, dei calzari dorati, le ali, legate sotto le braccia, l’elmo, la spada nella mano destra e di traverso una fascia verde ricamata in oro.
Per tradizione l’Angelo viene scelto tra i ragazzi del quartiere di Sant’Eustachio o che abbiano legami con esso e viene assicurato all’albero maestro, assumendo la posizione dell’Arcangelo che brandisce la spada.In piazzetta Sant’Eustachio (largo Ugo Bassi) vengono disposte due immagini del Santo una si fronte all’altra e, rivolto ad una di esse, l’Angelo pronuncia le tradizionali invocazioni.
Comincia poi la processione secondo un percorso inverso a quello che sarà compiuto il giorno dopo: per salita Arnaldo da Brescia, prosegue per via Fornarina, via Raffaello da Urbino, via Castello, via S. Pellico, per via F. Orsini raggiunge la chiesa di San Pietro, procede per via Albino, piazzetta Gracchi, via Dante, corso Gaetani di Gaeta. Si sosta all’edicola di San Michelicchio e l’Angelo recita "Salve o glorioso Arcangelog..." come ha già fatto presso tutte le altre edicole incontrate sul percorso e dedicate al Santo.Si percorre via G. Camera, lungo la quale è ubicata una chiesetta col nome di "Santu Michelicchiu, che era la sede della confraternita intitolata all’Arcangelo; si procede per via Fratelli Bandiera e si scende per via Grammatico, diretti alla SS. Annunziata sulla cui facciata è posta una immagine di San Michele.
Raggiunto il sagrato, il bambino-Angelo rivolge le preghiere al Santo.
Subito dopo la barca, che è sorretta a spalle da otto persone, con movimento rapido e scattante per tre volte avanza ed indietreggia in direzione dell’ingresso della Chiesa: forse imita il movimento del mare; forse ricorda che San Michele è considerato traghettatore di anime (Psicopompo) oppure secondo la tradizione orale, indicherebbe il combattimento tra San Michele e Satana, che vuole il mondo in suo potere.La "barca, attraversando piazza Umberto I, corso Vittorio Emanuele e via Cesare Battisti, viene ricondotta verso Sant’Eustachio e depositata di nuovo a palazzo Vairo-Pappafico.
Intanto nella piazzetta antistante Sant’Eustachio sono stati allestiti due fantocci, confezionati con petardi, paglia, abiti vecchi e carta, chiamati il "vecchio e la "vecchia. Essi vengono bruciati per trarne auspici positivi se bruciano bene, negativi se sprigionano fumo.La serata termina con "lu paliu o palo della cuccagna, un tronco conficcato ed opportunamente fissato viene ingrassato e nella parte superiore due bracci sostengono il premio (prodotti tipici e denaro).

VENTINOVE SETTEMBRE

Le celebrazioni in onore del Santo raggiungono il culmine nella giornata del 29 settembre, quando la statua viene è portata in paese, preceduta dai "cinti" (costruzioni votive di forma ovale o circolare), i confratelli e accompagnata dagli zampognari e dagli scout. Dopo la celebrazione della messa sul Santuario, alle ore sei, inizia la processione che compie il percorso inverso rispetto a quello dell’otto maggio.
La prima sosta è l’edicola di San "Michelicchio, in via Daniele Manin, dove la statua è rivestita degli ori (donati nel corso dei secoli dai devoti per impetrare grazie o ringraziare per averne ricevute) e nella mano sinistra del Santo viene posta la bilancia.La processione, cui si aggiungono le autorità civili e militari e la banda, ripernde, attraversando la parte alta del paese lungo le stradine dove sono presenti le edicole con l’effigie del Santo (ne sono state contate 11), a testimoniare la profonda devozione del popolo verso il suo Patrono.
La processione si ferma davanti alla casa di chiunque voglia fare un’offerta in denaro e fiori: la statua viene posata su un tavolo addobbato con una tovaglia finemente ricamata e l’offerta in denaro viene deposita in una cassetta.Il sacerdote benedice ed incensa la statua e le case davanti alle quali sosta.
Percorsa la salita Arnaldo da Brescia, la processione arriva nella piazzetta di Sant’Eustachio.
Nello spiazzo accanto alla chiesa, si svolge il rito del "volo dell’Angelo: lungo un cavo di acciaio, teso tra una abitazione ed una struttura di legno, innalzata nella parte opposta (alle spalle del campanile di Sant’Eustachio) e rivestita di un telo bianco su cui è appoggiata l’immagine del Santo, l’Angelo viene librato nell’aria, a circa otto-dieci metri dal suolo, per tre volte; ogni volta si ferma davanti all’Arcangelo ed offre prima l’incenso, poi dei fiori ed infine un cero, chiedendone la protezione con le tradizionali invocazioni.Dopo il rito, la statua viene avvicinata ai "giardini, un’impalcatura appoggiata al muro di una casa e coperta di grappoli d’uva, rami d’edera ed ortaggi; viene offerto un grosso grappolo d’uva al Santo e ai presenti i frutti della terra, in particolare l’uva.
Al bambino che ha interpretato l’Angelo viene consegnata una coppa in ricordo del ruolo ricoperto.A questo punto la processione, dopo aver percorso il tratto iniziale di via Cesare Battisti, imbocca via Cavour (lato Grancia), attraversa piazzetta De Vita e prosegue per corso Diego Gatta, raggiunge via Grammatico, via Mazzini e per via Guerrazzi discende la scalinata posta tra la "Fontana dei tre canali ed il Monumento ai Caduti; infine giunge in piazza Umberto I.
Qui, alla presenza di numerosi fedeli e delle autorità cittadine, su un palco appositamente allestito si celebra la messa all’aperto: in questa occasione i sacerdoti indossano i paramenti donati dal Comune e dal popolo di Sala dopo il terremoto del 1857; sulla pianeta dell’officiante sono ricamati degli stemmi del Comune e del Vescovo del tempo, Valentino Vignone (1° Vescovo di Teggiano, 1851-1857). Si assiste infine ai fuochi pirotecnici che annunciano l’entrata del Santo nella chiesa della SS. Annunziata, dove la statua è esposta all’adorazione dei fedeli.
Dopo un paio di settimane viene deposta nella sua custodia, (lo scarabattolo) costruito nel 1864.
Nel 1926 essa fu rimossa dal lato sinistro del piano del pavimento e trasportata dietro l’altare maggiore dove, ancora oggi, troneggia.Il giorno 30 settembre è interamente dedicato ai festeggiamenti civili.
















SEI GENNAIO
Il sei gennaio, di buon mattino, è celebrata la messa nella chiesa del Santuario di San Michele Arcangelo.
Per tradizione, durante il sacro rito, viene "calata la Stella, si tratta di un telaio in legno a cinque punte, su cui sono avvitate lampadine multicolori.Sospeso ad un filo metallico, viene fatta avanzare dalla Cantoria (ove era situato un antico organo, poi trafugato) verso l’arco trionfale dell’altare maggiore, raggiunto il quale, scende e sale per tre volte, rimanendo in sospensione per tutto il corso della celebrazione.

È anche tradizione, una volta giunti in paese, recarsi al cimitero, in visita ai defunti. Esiste un detto popolare che recita: "Tutte le pasque jessero e bbenessero, ma Pasqua pifania nun mai venesse. Secondo fonti orali, le anime dei morti "vagano dal 2 novembre al 6 gennaio, quando devono ritornare alle loro pene. Per questo occorre pregare per loro anticipatamente in quel giorno.