Notiziario Parrocchia SS. Annunziata Informazioni a cura di Don Antonio
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INDICE  
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Dal 1900 ad oggi
"Sul punto culminante del monte si eleva maestoso il santuario dedicato all’Arcangelo Michele. Un largo recinto ne precede l’ingresso e necircoscrive il tempio, sorretto il piazzale da un mura di cinta, con sedili di marmo.
La Chiesa è bella, grande e ricca di sacri arredi; è a tre navate ad archi, eseguiti con buoni disegni e magistero. Quattro pilastroni disposti indue file dividono le alte mura decorate ed ornate da putti a stucco. Mirasi eretto di prospetto un magnifico altare maggiore, di marmo, colla
statuetta rilevata in bianco e trasportata dal Monte Gargano da contadini di Sala, che nei tempi andati lì si conducevano per la mietitura.
Provveduto di balaustra e con sfondo a Cappella, dietro cui, sulla parete del muro dirimpetto, scorgesi dipinto a fresco antica effigie di S.Michele. Vi sono quattro Cappelline con i rispettivi altarini ed un organo fatto costruire dal Vescovo Raimondo. Angusta è la porta
d’ingresso ad occidente.Le abitazioni adiacenti sono molte e spaziose, ed un’ampia stanza ad uso di refettorio tiene due usci, che aprono l’àdito ad oriente su vasta
loggia scoverta".(F.ROSSI, Cronaca della Città di Sala Consilina derivante dalle distrutte ed incenerite Città di Consolino, Lucana e Marcelliana, Sala
Consilina, 1900, pp. 92-93)
1980

Insediamenti rupestri nel Vallo di Diano
"Per quanto riguarda gli insediamenti rupestri del Vallo di Diano, non risulta che siano stati effettuati sopralluoghi e studi specifici ed
approfonditi, ma gli Autori si sono limitati solo a menzionare le località degli eremi o a ripetere le poche notizie prelevandolepedissequamente da vecchi testi degli ultimi due secoli [...].
Molte di queste s’ispiravano, com’è noto, nella loro stessa denominazione all’arcangelo S. Michele. È significativo che lo facessero sia le
comunità di probabile origine longobarda quale il Santuario alpestre di Sala Consilina, sia quelle greco-bizantine e basiliane quali il S.Angelo nell’agro di Sala Consilina e il S. Michele alle Grottelle presso Padula.
[...]Sulle pendici del monte Schiavo, ad est di Sala Consilina, in località Balzata è il Santuario dedicato all’Arcangelo Michele, raggiungibile,
mediante strada carreggiabile.L’ingresso è preceduto da un largo recinto che circoscrive il tempio. La chiesa, riccamente decorata, è a tre navate con archi a tutto sesto
sorretti da quattro pilastri. Una balaustra determina la zona sacra che presenta una statua di S. Michele "trasportata dal Monte Gargano da
contadini di Sala, che nei tempi andati lì si conducevano per la mietitura".Nell’abside, in una nicchia, è una popolare pittura databile al primo quarto del XVI secolo, raffigurante l’Arcangelo guerriero, che regge
nella mano sinistra la bilancia del Giudizio e nella destra la lancia conficcata nella gola di Lucifero. Interessante è la presenza di unadescrizione del paesaggio: sono infatti evidenti alberi con ricco fogliame minuziosamente disegnato. Nel (leggi Il) dato descritto è da
rapportare in quella fascia di pittori "meno colti" che sugli insegnamenti dello Scacco operarono nella provincia salernitana. Lateralmente visono decorazioni di chiara fattura cinquecentesca, ripresi e mal restaurati successivamente.
Il Gatta ci informa che la chiesa originaria non era l’edificio del quale si sta trattando, ma un altro precedente, che si trovava poco discosto
e che era andato col tempo in rovina".(A.CAFFARO, Insediamenti rupestri nel Vallo di Diano, in "Il Fòllaro", 10-12 [ott.-dic. 1980], pp. 8-9)
1985
"Il culto del Principe delle Schiere celesti, Difensore dei diritti divini (????????’chi può essere simile a Dio?’), ebbe certemente notevole
impulso a Sala dalla presenza del presidio longobardo, che si stabilì, forse già dalla fine del sesto secolo o più probabilmente nel successivo,la propria stanza, quale la figura d’un capo militare, col compito di porre capisaldi alla progressiva avanzata verso il Sud dei guerrieri
d’Autari, aveva elevato al rango di ’piccola cortè, la sal germanica (cfr. F.SABATINI, Riflessi linguistici della dominazione longobarda
nell’Italia mediana e meridionale, in "Atti e Memorie dell’Accademia Toscana di Scienze e Lettere "La Colombaria"", XXVIII[1963-1964], p. 158): si è indotti a credere tuttavia, per inciso, che tale componente di tipo militare venisse ben presto sostituita da altra di
diversa origine, la quale formasse il carattere, linguistico in particolar modo, della popolazione che venne ad abitare il primitivo centro (cfr.A.TORTORELLA, Padula. Un insediamento medievale nella Lucania bizantina, Salerno, 1983, p. 18).
E in effetti complessa e articolata è la vicenda dei santuari michaelici a Sala: una cappella posta sopra un’altura e molto più in basso, senzaalcun rapporto tra loro, un antro adatto al culto e racchiuso all’imbocco in una fabbrica absidata, di cui costituiva il Sancta Sanctorum.
La prima denunzia la sua ascendenza garganica, la mediazione longobarda e forse una datazione già intorno alla metà del settimo secolo per
la presenza d’un ipogeo, che rivela tuttora le antiche strutture, costruito ai suoi piedi a imitazione longobarda e forse una datazione giàintorno all’Apparitio e la Vita sancti Laurentii sul finire del sesto secolo il Celeste Protettore e che ben presto "divenne il luogo più
importante del culto micaelico in Italia, e perciò anche un modello ideale da imitare nell’erezione di nuove sedi dedicate alla devozioneangelica". Interessante parallelo è offerto dalla leggenda salese che vuole anche la finta caverna visitata dall’Arcangelo. E ancor più si pone
alla considerazione l’analogia col fatto che Bonifacio quinto pressappoco nel medesimo arco di tempo "avait fait difier. Sous forme decrypte pour rappeler le sanctuaire du Mont Gargan, une glise ddie à saint Michel" al di sotto della Mole Adriana, quando già il ricordato
popolo germanico era entrato in contatto con la Chiesa di Roma. Intorno alla metà del secolo avvenne pure il "primo contatto fra i
Longobardi e il grande santuario garganico", allorch Grimoaldo, duca di Benevento, nel disegno più ampio perseguito dai capi della suagente di riunire nell’orbita della confessione ortodossa romana, per liberarla da residui di paganesimo e allontanarla pian piano dall’eresia
d’Ario, occupò il Santuario col pretesto di sottrarlo alle mire bramose dei Greci, secondo le parole di Paolo di Varnefrido (Pauli DiaconiHistoria Langobardorum, IV, 47). "Lo sforzo compiuto dai Longobardi per trasformare una devozione tipicamente orientale, e con
caratteristiche puramente devozionali e taumaturgiche, quale era in origine quella micaelica, in un culto esasperatamente nazionalistico eguerriero, quale essa divenne a contatto con la loro cultura, è evidente anche nel testo dell’"Apparitio"", rimaneggiata certamente da parte
dei nuovi custodi del tempio. "Ma questo adattamento riuscì molto bene e fra il VII e l’VIII secolo san Michele divenne realmente il santo
nazionale dei Longobardi", "ma pare certo che il culto dell’arcangelo prese così saldamente piede fra la gente longobarda solo perchapparve ad essa congeniale". "I Longobardi, infatti, concentrarono nella figura dell’arcangelo "imperator" tutti gli attributi degli dei guerrieri
e di quelli dominatori delle forze naturali della loro mitologia". "L’assunzione della devozione micaelica da parte della monarchia longobardae la trasformazione dell’arcangelo in protettore del "Regnum" determinarono la capillare diffusione del culto ad esso relativo nelle regioni
settentrionali della Penisola maggiormente longobardizzate".Pertanto vennero a delinearsi due modelli contrapposti di luogo di culto, l’uno, passato poi attraverso tali popolazioni barbariche ai Franchi
determinando l’elevarsi della Sagra in Val di Susa e del Mont Saint-Michel nell’Ile omonima, sulle vette elevate, l’altro, dettato dalla
spiritualità orientale, nelle cavità della terra e presso sorgenti, simbolo delle forze naturali. Così a Sala, prima che sulla montagna, fu onorato San Michele nella grotta ai confini con Padula, presso i villaggi medievali di Sant’Angelo
e San Damiano (cfr. Nota 5), la quale indubbiamente ricevè impulso e alimento dalla ben più antica e robusta devozione padulese (sullaquale cfr. A. TORTORELLA, Tradizioni grecobizantine a Padula, in "Lares", XLIX, 4 [ottobre-dicembre 1983], pp. 577-579). "La
conception smitique de l’ange lié aux forces de la Nature transparait dans certains des livres saints apocryphes". "Dans le Talmudl’archange Michel est l’ange de l’eau". "Il parait tabli que c’est au sein des Eglises Coptes en Egypte que s’est dvelopp le culte de
l’archange Michel au moins dès le dbut du IV siècle ". "L’empereur Constantin introduit cependat ce culte à Constantinople à la suite
d’une vision au cours de laquelle l’archarge lui est apparu". "C’est l’influence de Byzance qui s’exerce en Italie mridionale en faveur d’undveloppement du culte michalique". "L’origine del culto di san Michele è posta tradizionalmente in Asia Minore e più precisamente nella
Frigia, ove si ebbero le prime manifestazioni della devozione micaelica (forse nel III secolo) e si formò più tardi la prima leggenda relativaall’arcangelo. Di là il culto angelico giunse presto a Costantinopoli, ove già all’inizio del IV secolo Costantino dedicava un santuario
all’archistratego e dove nel VI secolo esistevano non meno di dodici chiese a lui intitolate. È indubbio che le ragioni della nascita e dellarapida diffusione di tale culto nelle regioni orientali vanno collegate alla prevalente importanza attribuita dai Padri e dai teoligi di lingua greca
agli angeli in genere". "Ma l’arcangelo archistratego era anche il padrone delle forze naturali, delle acque che sgorgavano dalle rocce, dei
terremoti che fendevano la terra".Pure a Sala simboli ctoni appaiono nella leggenda legata all’antro di Sant’Angelo, dove si dice che un enorme serpente sia nascosto nel suo
angolo più remoto a spaventare e tener lontani i visitatori, assalendo altresì le bestie che vi cerchino ricovero (cfr. pure A. TORTORELLA,Tradizioni grecobizantine a Padula cit., p.579).
Sui modi del culto michaelico cfr. M. BAUDOT, Caractristiques du culte de Saint Michel (origine du culte de Saint Michel), e A.PETRUCCI, Origine e diffusione del culto di San Michele nell’Italia medievale, entrambi in Millénaire monastique du Mont Saint-Michel,
III (culte de Saint Michel et pèlerinages au Mont), Paris, Bibliothèque d’Histoire et d’Archologie chrtiennes P. Lethieulleux, 1971, pp.
15-22 e 339-352.In ogni caso la venerazione salese tributata all’Arcangelo rimase fissata sempre in toni dimessi, come dimostra lo stesso semplice percorso
processionale del Seicento, e, soltanto dopo il prodigioso avvenimento del diciassette maggio 1715 e l’elaborazione del racconto dellapresunta apparizione del Santo sull’altura della Balzata a Sala nel 1213 al quattro di luglio, si sviluppò la multiforme devozione che
s’osserva ancor oggi (cfr. A. TORTORELLA, A l’us’andicu cit., pp.172-173, 175-176, note 63,72 e in appendice il documento 3,pp.323-324)".

"Tale data si riconnette anch’essa con la diffusione della leggenda portata dal Monte Gargano soprattutto per interessamento dei
Longobardi (altre sono infatti le cadenze della devozione bizantina), tuttavia non estranea neppure all’ambiente religioso greco della capitaledel Catepanato d’Italia. Nei Calendari di Canosa e di Bari è indicato all’otto maggio l’"Invencio Sancti Michahelis in Monte Gargano" o
"Inventio erit Sancti Michaelis Archangeli in Monte Gargano" (cfr. A. GUILLOU, Aspetti della civiltà bizantina in Italia, Bari, Ecumenica,1976, pp.435,456). E nei Missalia latini la commemorazione passò, certo limitatamente alle regioni meridionali, in un secondo momento e
con l’esplicito riferimento al Santuario pugliese: "Die VIII. Maji. In apparitione S. Michaelis Archangeli" (Missale Romanum cit., p.321).
Infatti "in chiesa si festeggia tuttavia in Sicilia e forse nel Napoletano agli 8 di maggio", conferma il Pitr per le estreme regioni italiane(G.PITRÈ, Spettacoli e feste popolari siciliane cit., p. 389).
Dal suo canto la Chiesa di Roma ha festeggiato sin dalle origini della devozione michaelica in Occidente la data che rimarrà fissata per tuttala Cristianità centreuropea: "il faut attendre le VI siècle pour voir, sur la via Salaria, le premier sanctuaire romain consacr un 29 septembre
au chef de la milice cleste" (cfr. M. BAUDOT, Caractristiques du culte de saint Michel cit., pp. 19, 20).Altre solennità vennero in sguito al ricordato miracolo, dal diciottesimo secolo, ad accrescere l’ossequio tributato in Sala al Principe delle
Angeliche Schiere, allorché venne Egli eletto Patrono della cittadina ( "L’Università Municipale, ritenendo il miracolo come segno di
protezione, elessero S.Michele Protettore della Città, nominando due signori della classe dei gentiluomini del paese, a giro, pel governo delsantuario. Fu il tempio solennemente consacrato [24 giugno 1741] dal Vescovo D. Cesare Rossi, di Montepeloso, nato a Marsiconuovo e
si fecero, per futura memoria, registrare gli atti da pubblici notai": F. Rossi, Cronaca della Città di Sala Consilina cit., p. 95). Il tre maggio,festa liturgica della Croce, s’avviavano i preparativi del lungo ciclo festoso, che si concludeva come oggi il ventinove settembre, col ripulire
la via che conduce al monte di S.Michele; l’usanza è pressoch scomparsa. Il diciassette del medesimo mese, a conclusione della novena,viene portato processionalmente al Santuario lu cindu, la tipica piramide calabrolucana di ceri colorati e agghindati di trine, fiori e immagini
sacre, tradizionale offerta di devozione locale, e la collocazione del cosiddetto cirìnu, un lungo gomitolo di corda intrisa di cera, intorno al "
cappellino", che sorge sul luogo del primo tempio, mentre quello dell’anno precedente è distribuito ai fedeli, i quali lo adopereranno perallontanare li mmali timbèsti. Al quattro luglio s’attribuisce l’apparizione dell’Arcangelo sulla Vauzàta, e forse la leggenda, che vuole un
primo colloquio del " pastorello " con San Michele al diciannove di giugno, fu indotta a indicare tali date anche dalle varie ricorrenzeorientali nel medesimo periodo, il nove, l’undici, il dodici, il sedici, il diciannove di giugno, il ventisei luglio (cfr.Maria Grazia MARA, in
Bibliotheca Sanctorum, IX, coll. 410-419), probabile remota eco di culti vivi in epoca soggetta maggiormente ai contatti col mondo dicultura bizantina, e chissà praticati proprio nella grotta salese dell’Angelo. Del 1857 è invece la commemorazione del patrocinio offerto dal
Santo in occasione del terribile sommovimento della terra avvenuto il sedici dicembre e causa di morti e distruzioni nei paesi circonvicini, ma
singolarmente l’Arcangelo vi ritorna in connessione coi terremoti e le forze irruenti del sottosuolo".

"[...]La chiesetta doveva essere nient’altro che una nuda costruzione montana adeguata allo stile di tanti semplici edifici di culto che nelle
contrade meridionali mantengono le vestigia dell’alto Medio Evo Sala
Consilina, Edizioni della Biblioteca Comunale, 1985, note 161, 162, 170).

1996

"Jam’a lu mundi a truvàn’a San Micheli, è il canto popolare che i pellegrini intonano quasi in trenodica melodia lungo il cammino, mentre
ascendono la montagna. Nell’immaginario colettivo ’montè o meglio ’vertice del montè e ’divinità’ si fondono e si identificano, perciò la
sacralità appartiene all’uno e all’altra.
La devozione all’Arcangelo, secondo la leggenda, risale al XIII secolo, quando, correndo l’anno 1213 a dì 4 luglio, Michele comunica col
pastore chiedendo per sé un tempio su quella cima.
Non si hanno molte testimonianze prima del Settecento: ci sono un racconto, amplificato dalla tradizione e riportato in una memoria del
1600 fatta da D. Marco Caporale della Terra della Sala per la Ecclesia di San Michele sopra lo monte sopra la Vaozata, ed una
descrizione della processione dell’8 maggio per le vie del paese fino al monte, riportata in un documento del 1653: "Si parte dalla
parrocchiale di santo Eustachio e si và cantando la litania dei santi con ogni devotione con alcune confraternite e detta processione và per la
piazza di sotto corte per sotto santo Pietro per la via delli cappuccini à dirittura alla Cappella di San Michele Archangelo extra menia sopra
il Monte dove giunto il Clero si canta la Messa quale finita si ritorna con detta processione alla Terra e si termina nella Chiesa Parocchiale
di santo Pietro".
Il culto per il santo riprende vigore e s’intensifica dal XVIII sec. in poi. Il 17 maggio 1715, infatti, mentre il sacerdote Cosmo Sanmartino
celebrava nell’antica chiesetta il rito religioso, l’immagine dipinta sulla parete di fondo incominciò a grondare, manifestando così un
miracolo. Il popolo, stupefatto, proruppe: Sancte Michael, ora pro nobis.
Un marmo, posto sull’intradosso del santuario ne ricorda l’evento:
Questo tempio, celeberrimo in quasi tutto il territorio circostante è consacrato a San Michele Arcangelo. Forestiero, anche se hai fretta, sii
veneratore umilissimo, perché qui dall’anno 1715 la mirabile virtù del Principe degli angeli si mostrò con un nuovo miracolo: più volte,
infatti, durante le solenni celebrazioni si manifestò in modo straordinario con prodigiosa scaturigine di umore dalla sua mirabile antica effigie
dipinta su un’asciutta parete.
Costantino Gatta, che in quel tempo insieme a Domenico Giliberti era "procuratore" e provvedeva alla cura della chiesetta, fece del
miracolo l’oggetto di una sua trattazione, pubblicata poi a Napoli nel 1723.
Allora i fedeli, sostenuti anche dalle sollecitazioni del vescovo Carlo Francesco Giocoli, vollero ampliare la costruzione - olim constructae,
ad praesens ampliandae - intorno all’originario ’Cappellinò, che divenne il cuore del nuovo santuario.
Nell’abside, nella nicchia originale, vi è ancora l’affresco, forse di mano cinquecentesca, che raffigura l’Arcangelo Michele in atteggiamento
di psicopompo con una bilancia nella mano sinistra e nella destra una lancia che conficca nella gola del Maligno.
Avanti è posta una mensa di marmi policromi, secondante i canoni dell’architettura tardobarocca, su cui è collocata una statuina di marmo
dell’Arcangelo, "trasportata dal Monte Gargano da contadini di Sala".
In quella occasione fu costruito anche il campanile, che accanto ad una campanella del ’600 accolse il bronzo del 1719 fuso e lavorato dal
maestro Giuseppe Bruno da Vignola.
Il tempio fu poi elevato a santuario nel 1741: oggi si offre al pelegrino con tre navate con archi a tutto sesto, sorretto da quattro pilastri e
con un soffitto dipinto dal maestro Volpe. L’aula centrale è delimitata da una balaustrata in pietra di Padula i cui balaustri richiamano
l’architettura della vicina Certosa, alla quale molte chiese e costruzioni della Valle nel corso dei secoli si sono ispirate. Le navate laterali
contengono altarini adorni di stucchi e riproduzioni fotografiche, che, dopo un furto sacrilego che ha privato la chiesa delle opere pittoriche
originali, fanno rivivere nell’animo lo sdegno per quell’atto vandalico, richiamando alla memoria i dipinti trafugati.
Ogni diciassette di maggio i fedeli portano sul monte, in testa sulla spara (’cèrcinè), lu cindu: una fascia di candele che assemblate
assumono la forma di un parallelepipedo, la torre, o di un ovoide, la barchetta. Si avvolge attorno al ’Cappellinò uno spago intriso di cera
che verrà distribuito l’anno successivo in mozziconi, perché si crede che, acceso, allontani le tempeste o pericoli simili.
Quel santo luogo, affinché non si perdano le tracce del suo evolversi nel tempo, custodisce le iscrizioni marmoree che dal 1715 giungono al
1990, anno in cui è stato ampliato il sagrato del Santuario.
L’Università di Sala elesse come Patrono San Michele e volle nel 1832 una statua scolpita in legno, che, in un’equilibrata sintesi di colore,
forma ed espressività raffigura l’Arcangelo quale guerriero di Dio con spada, elmo e corazza vittorioso su Lucifero: Quis ut Deus?. Essa
viene portata a spalla dal monte al piano e viceversa due volte all’anno: il 29 settembre, in autunno, e l’8 maggio, in primavera.

Pasquale Russo, Il Santuario di San Michele Arcangelo, in Il "Sentiero Frassati" della Campania, Reggio Calabria, 1996, Laruffa editore,
pp.47-49.